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MEMENTO - Fernando Redondo

MEMENTO - Fernando Redondo


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MANCHESTER, 19 APRILE 2000. L’Old Trafford è chiamato dagli Inglesi il Theater of Dreams, il palcoscenico dove attori del calibro di Law, Charlton, Best e Cantona si sono resi protagonisti di alcune tra le giocate più belle della storia del calcio. Quella sera di Aprile il Real Madrid fa visita al Manchester United nel ritorno dei quarti di Champions League e le merengues interpretano la gara perfetta chiudendo già il primo tempo in vantaggio per 2-0. E’ il minuto 52 quando un giocatore madrileno riceve palla sulla fascia sinistra all’altezza della linea mediana del campo e inizia ad avanzare…
Ezra Pound diceva che il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l’uomo comune ne vede solo una e dove l’uomo di talento ne vede due o tre. Quale miglior palcoscenico per il genio che non il teatro dei sogni?
Il centrocampista del Real si illumina e con un magistrale colpo di tacco salta un avversario e si porta sulla linea di fondo, alza lo sguardo e con estrema lucidità serve al compagno il pallone del 3-0.
Fantasia, intuizione, istinto, velocità di esecuzione, lucidità: in quella giocata è racchiuso il calcio.
Tutto l’Old Trafford è in piedi, il genio ha illuminato il Theater of Dreams.

Questa settimana: Fernando Redondo

Oggi si parla del Principe de Madrid, uno dei più forti centrocampisti della storia nonché protagonista del famosissimo Taconazo de Old Trafford.
Il vincitore della settimana è Nicola Di Nardo di Perano (CH) che ha voluto dedicare l’articolo al suo amico Edoardo D’Urbano, complimenti Nicola per la vittoria e per il bel gesto.
Il Memento su Redondo è stato uno dei più richiesti e altra dedica va a Fabio Guzzo da Agrigento, fan numero 1 del giocatore e che ha voluto dedicare l’articolo del suo idolo alla propria ragazza Selene.
Per le richieste sui prossimi Memento e le dediche potete contattarci su Facebook alla pagina ufficiale di Memento, basta diventare fan cliccando qui: DIVENTA FAN DI MEMENTO SU FACEBOOK.

BUENOS AIRES, 6 LUGLIO 1969. In una calda giornata estiva nasce nella capitale argentina Fernando Redondo. Il piccolo Fernando inizia a dare i primi calci a un pallone giocando nel Talleres de Escalada, club di calcio a 5. All’età di quindici anni il padre lo convince a intraprendere la strada di calcio a 11 così Redondo sostiene un provino presso l’Argentinos Juniors, club militante in prima divisione.
Redondo viene ingaggiato e nella stagione 1985/1986 a soli quindici anni debutta in campionato nella gara tra Argentinos Juniors e Gimnasia y Esgrima La Plata.
Dopo aver debuttato in campionato, Redondo prosegue il suo naturale percorso di crescita con le giovanili del club così la stagione 1986/1987 non colleziona nessuna presenza in prima squadra ma gioca costantemente con le giovanili.
Nella stagione successiva, 1987/1988, il diciottenne Redondo entra a far parte in pianta fissa della prima squadra e a fine anno colleziona 16 presenze in campionato.
L’evoluzione del giocatore prosegue lineare e fa sì che dopo le sempre più frequenti apparizioni in campo divenga titolare inamovibile del centrocampo, così nella stagione 1988/1989 dirige la squadra per ben 44 volte.
Redondo non è più un giovane di belle speranze ma una realtà nel giro della nazionale così numerosi club europei iniziano a inviare offerte al giocatore che, dopo aver disputato un’ultima stagione ancora in Argentina, decide nell’estate del 1990 il grande trasferimento nella Liga accasandosi presso il Tenerife.
Nel frattempo Redondo oltre a giocare prosegue i suoi studi e, cosa più unica che rara, rifiuta la convocazione ai Mondiali del 1990 per non trascurare i suoi universitari (c’è comunque chi sostiene che Redondo abbia rifiutato la convocazione per disaccordi tecnici con l’allenatore Bilardo, ritenuto dal giocatore troppo difensivista).
In Spagna Redondo da subito diventa leader del centrocampo del Tenerife grazie alle proprie doti tattiche e nel quadriennio disputato alle Canarie va in campo 103 volte e realizza 8 gol.
Redondo entra a pieno titolo nella storia del Tenerife allenato all’epoca da Valdano e i due conducono il piccolo club delle Canarie a una storica qualificazione in Coppa Uefa. Durante quel periodo il Real Madrid perde per due volte lo scudetto all’ultima giornata in partite contro il Tenerife di Redondo e quando Valdano si trasferisce presso le merengues porta con sé il suo pupillo nella capitale iberica per 5 milioni di dollari.
A Giugno Redondo disputa da titolare il Mondiale del 1994 con la propria nazionale e si rivela uno dei giocatori più in forma ma lo scandalo doping che colpisce Maradona è un duro colpo per tutta la squadra che così esce malamente agli ottavi contro la Romania.
Con la sua eleganza e la sua sapienza tattica Redondo dopo il Mondiale si accinge così a lasciare dopo quattro splendide stagioni il Tenerife e accasarsi presso il Real Madrid. Qualcuno pensa che Redondo possa pagare lo scotto del trasferimento in una grande squadra, ma si dovrà ricredere, per sei anni il Santiago Bernabeu sarà il giardino di casa di colui che sarà acclamato come El principe de Madrid.

PARIGI, 24 MAGGIO 2000. Allo Stade de France va in scena la prima finale di Champions League tra due squadre della stessa nazione. Quella sera il Real Madrid e il Valencia, le due squadre più spettacolari di tutta l’edizione si affrontano in un match che si prevede da cardiopalma.
Sono passati sei anni dal 1994, anno in cui Redondo ha lasciato il Tenerife per accasarsi al Real e di strada ne ha fatta. Nella prima stagione con il Real il giocatore è da subito il pilastro del centrocampo e conduce la squadra alla vittoria del Campionato.
Nella stagione successiva il Real non riesce a ripetersi e in Champions esce contro la Juventus di Lippi ma nella stagione 1996/1997 riconquista la Liga e si può così ripresentare l’anno dopo all’attacco di quella Champions che manca dal 1966.
Nella stagione 1997/1998 dopo aver conquistato la Supercoppa di Spagna la squadra focalizza tutte le proprie attenzioni sulla Coppa dei Campioni disputando così una stagione anonima in campionato dove non entra nemmeno tra le prime tre. In Champions dopo aver dominato il girone con Rosenborg, Olympiakos e Porto, il Real ai quarti distrugge il Bayer Leverkusen e in semifinale elimina con un secco 2-0 al Santiago Bernabeu i detentori del Borussia Dortmund. Nella finale di Amsterdam le merengues affrontano di nuovo la Juventus e grazie a un gol di Mijatovic nella ripresa alzano il trofeo dopo 32 anni.
Nonostante sia fresco campione d’Europa, Redondo non viene convocato per i Mondiali di Francia del 1998 dal ct Passarella perché si rifiuta di tagliarsi i capelli, condicio sine qua non richiesta dall’allenatore per partecipare ai Mondiali. Passarella si giustifica dicendo di non averlo convocato perché il giocatore, uno dei più grandi centrocampisti centrali al mondo del periodo, si rifiutava di giocare sulla fascia sinistra; sicuramente Passarella poteva trovare una giustificazione migliore.
Ad Agosto il Real perde la Supercoppa Europea contro il Chelsea ma a Dicembre a Tokyo battendo per 2-1 i brasiliani del Vasco da Gama nella finale di Coppa Intercontinentale salgono sul tetto del mondo.
I fasti della stagione precedente non si ripetono nella stagione 1998/1999 dove il Barcellona domina il campionato e il Real di Redondo si deve accontentare della piazza d’onore.
Nella stagione 1999/2000 Redondo è all’apice della carriera e firma con la maglia del Real una stagione d’oro. In campionato il Real termina al quarto posto ma in Europa dà spettacolo grazie anche alle giocate memorabili di Redondo. Con qualche difficoltà la squadra vince il proprio girone contro Porto, Olympiakos e Molde e approda da testa di serie alla seconda fase a gruppi dove trova il Bayern, la Dinamo e il Rosenborg. Il Real parte bene vincendo in Ucraina e in casa contro i norvegesi ma la doppia sconfitta contro il Bayern e il pareggio interno contro la Dinamo ne compromettono la qualificazione. Solamente grazie a una striminzita vittoria per 1-0 in Norvegia il Real riesce a passare il turno ai danni della Dinamo per la differenza reti e ai quarti si trova ad affrontare il Manchester United campione in carica e fino ad allora rullo compressore in Europa.
L’andata al Santiago Bernabeu termina sullo 0-0 ma al ritorno in Inghilterra i madrileni disputano la gara perfetta andando a vincere per 3-2 grazie soprattutto alla gara mostruosa di Redondo, protagonista del Taconazo de Old Trafford in occasione del terzo gol del Real. Sir Alex Ferguson impressionato dall’argentino commenterà: “Cos’ha questo qui nei piedi? Un magnete?”.
La storica vittoria a Manchester carica i giocatori del Real e così in semifinale si riprendono la rivincita sul Bayern e in finale seppelliscono il Valencia per 3-0 conquistando così la seconda Champions in tre edizioni.
Redondo, Helguera e Mc Manaman disputano un finale di stagione fantastico nel centrocampo del Real e l’argentino viene premiato con il conferimento del titolo di Miglior Giocatore della Champions League.
Con il Real Redondo ha vinto tutto e così va in cerca di nuove sfide accettando l’offerta del Milan. Redondo lascia il Santiago Bernabeu dopo sei stagioni in cui ha collezionato 145 presenze e vinto due scudetti, due Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa di Spagna.
El principe lascia il suo regno per provare a conquistarne un altro nella sua ultima parte di carriera: San Siro.

MILANO, 16 MAGGIO 2004. Arrivato a Milanello per 35 miliardi di lire, Redondo è il grande acquisto della campagna estiva milanista ma un serissimo infortunio durante un allenamento precampionato lo costringe a rimanere a lungo lontano dai campi di gioco tant’è vero che per due stagioni Redondo non scende in campo nemmeno una volta. A Milano purtroppo Redondo a causa dei gravi infortuni non ha potuto mostrarsi grande come giocatore ma si è mostrato grandissimo come uomo autosospendendosi lo stipendio e restituendo automobile e casa al club perché non giocava.
In un calcio fatto di business, trattative e continua ricerca del massimo ingaggio Redondo dà a tutto il mondo calcistico una lezione di umanità, una lezione di attaccamento allo sport dimostrando che i soldi non sono tutto e che nel calcio non c’è cosa più preziosa che una: la passione.
Redondo riuscirà in totale a scendere in campo per sole 7 volte nel 2002-2003 e una in più la stagione successiva, annata al termine della quale ufficializza il suo ritiro dalla scena calcistica. In totale con il Milan realizza solamente 15 presenze in quattro stagioni ma facendo parte della rosa Redondo vince da spettatore uno Scudetto, una Champions League, una Coppa Italia e una Supercoppa Europea (l’unico trofeo che gli mancava).

Una volta terminata la propria carriera Redondo torna a vivere a Buenos Aires ritirandosi a vita privata con la propria famiglia.
Ogni tanto fa qualche apparizione in qualche gara di beneficenza come quella disputata nel Dicembre del 2008 alla Bombonera di Buenos Aires per la raccolta fondi della Fondazione PUPI di Javier Zanetti.
Attualmente Redondo si diverte giocando nel torneo Sùper 8 dei giocatori veterani in Argentina vestendo la casacca dell’ Argentinos Juniors, il club in cui è iniziata la sua bellissima carriera. Come dire: gli anni passano ma l’amore per il calcio resta.

Questa settimana abbiamo raccontato le gesta di uno dei registi più forti della storia, un giocatore apprezzato dal punto di vista tecnico (Capello lo definì il giocatore tatticamente perfetto) ma soprattutto umano – il suo aver rinunciato ai soldi del Milan ha fatto sì che tutti i tifosi indipendentemente dalla propria squadra di appartenenza ammirassero Redondo.
Se l’attuale generazione di registi si è ispirata a un modello di riferimento quello è senza dubbio Redondo, uno dei giocatori più intelligenti mai visti su un terreno di gioco. Redondo riusciva a sopperire una mancanza di velocità nello scatto grazie alla sua tecnica eccelsa, dimostrando ancora una volta che quando si ha talento si può fare ogni cosa.
Nonostante il suo forte tatticismo Redondo non ha mai intrapreso la carriera d’allenatore, chissà, sarebbe curioso vederlo su una panchina dare disposizioni ai suoi eredi di metà campo.
Panchina o non panchina Redondo è e resterà per sempre nella storia del calcio e ancora ora a distanza di anni il suo taconazo rimane una delle giocate che più emozionano i tifosi.

Hasta la vista Fernando!

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Fabrizio Felice Scoglio
f.scoglio@fantagazzetta.com



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