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VIP - Un gaucho a Lecce, Toffoli e il rapporto controverso coi rigori: da quello parato ad Aldair fino allo "straccio" contro il Foggia

La punta osannata nel flamengo, si presentò in giallorosso come l'uomo dalle 400 reti segnate. A decidere la carriera però, non furono tanto le reti quanto i penalty


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Avrebbe dovuto aver paura di calciare quel rigore. Eccome. "Gaucho" Toffoli mica era Nino: non solo perchè era nato quattro anni prima della leva calcistica del '68, ma soprattutto perchè alla sua prima partita da titolare nel Lecce - il derby contro il Foggia - nessuno sapeva ancora quanto coraggio e altruismo aveva in dote. La fantasia, invece, la indossava come cliché vista la nazionalità brasiliana. Restò il fatto che il neo acquisto giallorosso si presentò in Italia come l'attaccante dalla media gol inferiore solo a quella di Zico: lui era l'uomo dai 400 gol, anzi 440 per la precisione. 

Nato a Porto Alegre nel '64. Luis Carlos Toffoli cominciò a giocare a calcio nelle giovanili nel Flamengo. Poi venne mandato a far esperienza nelle piccole realtà del XV Piracicaba, del Gremio e in mezzo pure un trasferimento in Giappone nello Yomiuri, poi Santo André, infine Palmeiras per la stagione 1988-89. In quel campionato, la punta intrecciò il suo primo rapporto controverso coi rigori, in un termometro odi et amo, che alla fine ne segnerà la carriera. Era novembre, al Maracanà, davanti ai "soliti" 150mila spettatori, si giocò Flamengo-Palmeiras. Al 50' il portiere Zetti s'infortunò dopo un intervento, fratturandosi tibia e perone. Le sostituzioni erano terminate e allora in porta, andò Toffoli. Alla fine dei tempi regolamentari il punteggio si fissò sull'1 a 1, con pareggio acciuffato da Bebeto, ma nel campionato brasiliano andava comunque decretato un vincitore e questo lo decise la sequenza dei penalty. Il Gaucho si mise a dare spettacolo: non solo parò con sicurezza i tiri dagli undici metri di Zinho e Aldair, ma ne segnò pure uno che contribuì alla vittoria finale del Palmeiras per 5 a 4. 

Toffoli diventò divino agli occhi di tutto il pubblico, pure di quello avversario che lo ammirerà nelle stagioni successive, le migliori della carriera. L'attaccante, infatti, vestì la maglia del Flamengo dal 1989 al 1993. Anni dorati, perchè nel '91 vinse la classifica cannonieri con 17 gol, mentre nel '92 contribuì al titolo nazionale. 
I tempi erano maturi per il grande salto: quello in Europa, in Serie A. 
Nell'estate del '93 il neo promosso Lecce aveva appena finito di ubriacarsi per la promozione quando dovette fare amaramente i conti con le sue casse piangenti. Il direttore sportivo Cataldo capì subito che doveva ingegnarsi a costruire una rosa con pochissimi mezzi e in grado di salvarsi: in sostanza, produrre un miracolo. E' rimasta celebre la sua dichiarazione in fase di calciomercato: "Per venire al Lecce i giocatori devono costare poco, ma se non costano nulla ancora meglio". All'epoca il nulla erano almeno 400 milioni di lire. Questo l'accordo economico che la società trovò col Flamengo per portare Toffoli in giallorosso. In agosto, la punta raggiunse il ritiro di Montepulciano firmando un contratto annuale, con un opzione per il prossimo. Rumors dell'epoca vogliono che nero su bianco ci fosse un cellulare in premio al primo gol e 30 milioni con la marcatura di almeno dieci reti. Non vedrà niente di tutto questo e dall'albergo nel quale alloggiava a Lecce continuerà a chiamare l'amata casa dal telefono fisso. 

Aveva un fisico roccioso il Gaucho e ci mise un po' ad entrare in forma. Mister Sonetti però ci credeva e sognava un tandem titolare formato da lui e Baldieri per centrare la permanenza nella massima serie. Una testata italiana presentò il brasiliano così, con una personalità sfaccettata e sfacciata: "Playboy, provocatore, avventuriero". Ma sul lavoro sono serio e scrupoloso, vincerò anche questa scommessa".
Le prime due gare con altrettante sconfitte contro Milan e Parma, Toffoli le saltò. Alla terza giornata, nel match contro il Foggia, per lui fu pronta una maglia da titolare. Il brasiliano avrebbe voluto spaccare tutto, un po' come faceva in allenamento, soprattutto coi rigori, che riteneva una sua specialità. Non certo conclusioni che soddisfacevano l'estetica ma tiri potenti, tanto che il portiere Gatta rinunciava quasi sempre all'intervento per paura di farsi male. Scattò il 12esimo di gara e qui Toffoli ebbe l'occasione di scaricare la sua grinta. Venne ritenuto da rigore il fallo in area di Di Bari e sul dischetto andò  proprio il brasiliano. "O lo segna o va fuori - pensarono i 18mila presenti allo stadio "Via Del Mare" - Di sicuro sarà imparabile". Il Gaucho, chissà perchè, decise di lasciar fare alle sue doti tecniche, non proprio eccelse - tirando fuori dal cilindro una sorta di cucchiaio, forse più un mestolo di legno, vista la sua debolezza. In porta Mancini si stava buttando su un lato ma - come al rallenty - ebbe modo di spostarsi ancora e bloccare il pallone con tutta la comodità del non caso e rilanciarlo a metà campo. Toffoli che dentro un Maracanà che bolliva ne aveva segnato uno e parati due, dentro l'impianto di Lecce divenne piccolo e impalpababile per tutta la gara. Il radiocronista non mancò il commento velenoso: "Sul rigore sbagliato, Gaucho ha toccato il primo pallone della partita". Fin troppo crudele, visto che la stessa era iniziata da circa dieci minuti.

Nonostante il tecnico Sonetti decise di non ucciderlo dentro, dandogli fiducia, l'esperienza in Italia poteva dirsi conclusa qua. Cinque partite, delle quali tre da titolare, meno di 300 minuti giocati, nessun gol naturalmente. Questo il bottino prima di essere rispedito in Brasile. A novembre, rescisse il contratto e si accasò all'Atlético Mineiro. Qui ritrovò qualche gol andando in doppia cifra e un po' di leggerezza, visto che in avanti giocava con un altro #VIP ex Roma, Renato Portaluppi, col quale condivise molte serate fatte di eccessi. "Insieme eravamo un attacco devastante - confessò alla testata "Terceiro Tempo" - Devastante di notte". Prima di ritirarsi, Ponte Preta e Fluminense furono le sue ultime squadre. Chiuse col calcio giocato nel 1995, dedicandosi all'altra sua grande passione, la pesca, e alla vita da coltivatore nelle sue tenute nel Mato Grosso. Fondò pure una scuola calcio chiamandola col suo nome, d'altronde in Patria era considerato ancora come un vero fenomeno. Una grande personalità che il cancro ha portato via a soli 52 anni, circa un anno fa, lasciando in lacrime moltissimi appassionati.

Pianse profondamente anche lui, per se stesso e per i tifosi, al termine di quel Lecce-Foggia, ma si è saputo solo molto tempo dopo. "Del Gaucho ho solo ricordi belli - dichiarò il capitano dell'epoca Giampaolo Ceramicola a "Pianeta Lecce" - Ho ancora in mente i suoi pianti dopo il calcio di rigore sbagliato. Da quel momento iniziò a perdere il sorriso, piovevano critiche su di lui e iniziò a soffrire, tanto che a metà stagione lasciò il Salento". 

Fonti:

La Repubblica
Youtube
Maidiregol
PianetaLecce
BlitzQuotidiano


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