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VIP - Solomon Nyantakyi: dai pantaloncini di Cuadrado alla tuta del carcere di San Vittore

destinato ad una grande carriera, vinse lo scudetto allievi col Parma. poi il buio più profondo fino all'inspiegabile e feroce omicidio della madre e della sorella


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È colpa mia. Solomon Nyantakyi lo diceva spesso. Quando è arrivata pure per lui, talento precoce, l'etichetta-fardello di "promessa del calcio", il ghanese ha sempre fatto muro davanti ai complimenti di addetti ai lavori, tifosi e giornalisti. Se la prestazione in un match era ottima, lui replicava che in quello scorso, il gol era nato da una sua palla persa. Se sentiva odore di "osanna" e quindi bruciato, faceva schermo con l'elencare i suoi limiti, col prendere le distanze dai paragoni con giocatori affermati, col sottolineare che doveva ancora migliorare sotto molti aspetti. 
Ma la sera dell'11 luglio, quando ha preso a coltellate più volte e con più lame, la madre e la sorella, è stata colpa sua davvero, anzi: non è mai stata così tanta colpa sua. Una fuga dopo il duplice omicidio durata poche ore, perchè la coscienza di Solomon ha iniziato subito a mordere e nascondersi la faccia dietro le mani non bastava: poteva essere sufficiente contro la targhetta di "promessa" ma non con l'aver tolto la vita a due familiari. Le Forze dell'Ordine lo hanno rintracciato e catturato alla stazione centrale di Milano. La vita mai normale di Solomon è finita lì. La carriera di giocatore molto prima. 

Nato ad Accra il 25 marzo del 1996, Solomon raggiunge il padre, a Parma, all'età di otto anni. Il calcio è una grande passione come per tanti bambini, ma Solomon dimostra di essere baciato dalle stelle, mostrando sin da piccolo un talento particolare. Inizia a giocare nelle piccole realtà locali come l'Aurora, il Milan Club, il San Prospero. I talent scout del Parma mettono subito gli occhi su di lui e lo cercano per arruolarlo nelle loro file, solo che i detentori del cartellino fanno orecchie da mercante senza portafoglio e al ghanese non dicono nulla al proposito. Il ragazzo saprà dell'interesse dei ducali solo a scuola da un preparatore atletico e al volo ottiene un incontro con il responsabile, Francesco Palmieri - del settore giovanile che lo tessera al volo. "Nyanta" come viene soprannominato per comodità, è un centrocampista più di qualità che di sostanza, tanto che viene impiegato anche come trequartista. Ci mette poco ad entrare nelle grazie di ogni mister. Cristiano Lucarelli, alla guida degli Allievi, nella stagione 2012-13, non fa eccezione. È un'annata magica: Solomon mette in mostra tutto il suo talento e la cavalcata dei parmensi ha un epilogo felicissimo, visto che si chiude con la finale nazionale di categoria, vinta contro l'Empoli 2 a 1. 

L'approdo in Primavera è indolore o quasi. Nella stagione 2013-2014 mette insieme 14 presenze e un gol al Carpi, dagli sviluppi di un corner, con una semi-rovesciata di sinistro:  

Il mister della prima squadra, Donadoni, decide di convocarlo per gli allenamenti, ma soprattutto in panchina, in un posticipo che Solomon non dimenticherà mai: quello del 24 febbraio 2014 contro la Fiorentina, dove riuscirà a superare ogni scrupolo e timidezza, chiedendo a Cuadrado - idolo di sempre - i pantaloncini. Nel corso della stagione, farà da riserva, senza mai esordire, in altre due occasioni: nel mese di marzo contro Milan e Genoa. La vita di Nyanta, seppur in apparente ascesa, non è priva di ombre, soprattutto caratteriali. Il ragazzo pare non adattarsi mai al contesto ove si trova. Non parla, non lega più di tanto coi compagni. Ha un atteggiamento malinconico, col tormento inciso in viso. Il Parma è fallito, di lì a poco sarà un giocatore svincolato ma non privo di occasioni da prendere al volo. Eppure c'è qualcosa che non va: "A scuola vado malissimo - dirà in un'intervista a "Parma Channel" - Giocare a pallone è l'unica cosa che so fare". Il modo in cui lo esprime gela sia microfono che telecamera e non riesce a nascondere un autostima fin troppo bassa, la mancanza di approccio leggero alla vita, normale per qualunque suo coetaneo. Il disagio è profondo e non a caso si parla che il ragazzo soffra di crisi depressive

Nelle testate parmensi che hanno trattato il caso in questi ultimi giorni, viene fuori un legame - a tratti improbabile - tra il fallimento del club ducale come inizio del declino calcistico e personale del centrocampista. Le cose potrebbero benissimo non collimare. Nell'estate della squadra che riesce a ripartire dalla Serie D, Cristiano Lucarelli, allenatore del Tuttocuoio lo chiama in Toscana, cercando di aiutarlo, essendo al corrente dei problemi del ragazzo. Il ghanese resterà solo le due settimane di ritiro e parlando col suo mister decide di tornare a casa perchè a suo dire gli manca la famiglia. Sono mesi difficili nei quali s'intensificano depressione e - molto probabilmente - l'uso di droghe leggere. Nyanta pare un ragazzo che non sa dove sbattere la testa. Anche se l'estate scorsa l'Imolese gli dà una chance, Solomon la spreca, rinunciandoci. Non si capisce bene come vanno le cose in famiglia, se non che il padre, meno di due mesi fa, decide di trasferirsi a Londra per creare un contesto vivibile nel quale trasferire l'intera famiglia. Non ci riuscirà mai, perchè uno dei due figli toglie la vita alla madre Patience e alla sorella minore nata in Italia undici anni fa, Magdalene. Poi spegne il cellulare, scappa. Non ha una fedina penale pulitissima, visti i reati di contraffazione e ricettazione. Quello che resta ancora irrisolto è il movente, anche se alla base di uno di quei gesti per i quali si direbbe il classico "Lui? No, lui non potrebbe farlo mai" pare ci siano i soldi. Ha confessato di sua volontà e adesso le indagini sono volte anche a capire se fosse sotto l'effetto di droghe o alcol al momento degli omicidi. Poco cambia, è terminata la vita di più persone ma pure la sua. E stavolta sì che è stata colpa sua. 

Fonti:
Parma Channel
Gazzetta di Parma
La Repubblica
Youtube


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