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VIP - La storia di Storey: 500 presenza con l'Arsenal e 500 giorni (e più) dietro le sbarre

Difensore storico degli anni '70 con la maglia dell'arsenal, ha preferito il crimine alla gloria nel mondo del calcio


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Che bel posto la Premier League. Il campionato più bello del mondo, con i tifosi più tranquilli del mondo, con i giocatori più forti al mondo e con delle condotte morali impareggiabili da qualsiasi altro essere umano sulla Terra. Questa è la tiritera che ogni secondo si può ascoltare quando si fanno paragoni fra i vari campionati, ma - puntuale come le tasse - arriva la storia della settimana che fa crollare questa credenza popolare, alquanto stucchevole. Siamo negli anni ‘70, l'Inghilterra ha da poco vinto il suo primo e ultimo sinora Mondiale e il Football stava vivendo il suo personalissimo boom che culminerà con 6 Champions League vinte di fila: è in questo contesto che vive il VIP di questa settimana, Peter Storey.

L'Arsenal del 1966/67: Storey è il terzo in piedi da sinistra (Getty Images)

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Difensore roccioso dai piedi buoni in grado anche di battere benissimo le punizioni, Storey è una delle bandiere dell’Arsenal a cavallo fra gli anni ’60 e gli anni ’70: 501 presenze, 17 reti, 1 FA Cup, 1 Campionato. Insomma, un giocatore di cui vantarsi, ma badi bene: un giocatore, non una persona di cui vantarsi. Se dentro al campo il suo comportamento è stato quasi ineccepibile, quello tenuto nella vita privata è ai limiti della decenza. Al di là della pletora di matrimoni falliti - a chi non succede di sposarsi 4 volte e avere 4 figli da quattro donne diverse, di cui una era una coniglietta di Playboy? - la sua vita procede liscia fino al 1975 quando acquista un pub di Londra e cade preda del demone dell’alcool: sempre più notti vengono passate con donne diverse dalla terza moglie all’interno del locale e questa vita sregolata gli costa anche il posto nell’Arsenal che lo cede al Fulham per non essere più collegabile all’atteggiamento di Storey.

Storey con lo storico proprietario dell'Arsenal Dennis Hill-Wood (Getty Images)

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Nuova chance per lui, si potrebbe immaginare, invece no: nel 1977/78 gioca solo 7 gare con il Fulham perché fuori dal campo la sua condotta non era quella di un atleta. Cosa accadeva? Il nostro roccioso difensore conobbe i fratelli Barry - gangster londinesi - e con loro entrò in “affari”: per due anni il gruppo si dilettava nella contraffazione di monete e - come passatempo - gestiva un bordello. Proprio la gestione di questo locale perbene lo portò ad entrare in galera per la prima volta: era il 22 dicembre del ’79 quando viene condannato per questo reato ad una multa di 700 sterline e per aver mancato di rispetto alla corte a passare 30 giorni in carcere. In tutto questo, però, gli inquirenti londinesi scoprono la contraffazione di monete da parte della banda e nel settembre del 1980 lo condannano a 3 anni di galera, che diventeranno 4 nel momento in cui a questo giudizio si aggiunge quello relativo al tentato furto di due automobili.

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Quattro anni di carcere - dunque - che passa fra i penitenziari di Wandsworth e quello di Spring Hill (entrambi di massima sicurezza): la sua carriera nel mondo del calcio era finita da tempo e nessuna società pensò mai a lui per un ruolo dirigenziale e pertanto - dopo un breve periodo da disoccupato a cavallo fra il 1984 e il 1985 - trova un impiego presso un negozio del noto mercato di Portobello Road. Lieto fine? Assolutamente no, altrimenti non staremmo parlando di lui quest’oggi.

Nel 1990, all’età di 45 anni, Storey venne messo nuovamente in carcere per un mese per “tentato contrabbando di materiale pornografico all’interno delle ruote di scorte delle autovetture”. La passione per le donne in tutte le sfaccettature non lo ha mai abbandonato. Terminato il soggiorno dietro le sbarre l’ex difensore dell’Arsenal diventa tassista per tale Tommy Adams, capo di una delle più potenti organizzazioni criminali inglesi (di lui si hanno prove che gestisse un traffico di hashish pari a 8 milioni di sterline), ma capito il pericolo di finire nuovamente incriminato in qualche modo abbandona subito il posto e si trasferisce a Istanbul dove - siamo nel 1995 - lavora come chauffeur per Hamad bin Khalifa Al Thani, membro della casa reale qatariota che col calcio ha anche lui a che fare: un indizio, è il primo e unico sponsor della storia del Barcellona.
Peter Storey (a sinistra) con Bob McNab e Frank McLintock (Getty Images)

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Il calcio non abbandona mai Storey, il suo nome sarà per sempre legato a doppio filo con la storia dell’Arsenal, anche se la sua personalissima storia col club è stata venduta per problemi finanziari per la modica cifra di 20mila sterline. Adesso vive in Francia, nella zona di Tolosa e a raccontarlo è lui stesso nella sua autobiografia: forse a più di 60 anni ha capito che sarebbe bastato fare di meno fuori dal campo per essere ricordato come uno dei migliori di sempre della storia dei Gunners.


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