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VIP - Kovacic, l'attaccante croato che dedicò la vita alla campagna. Sempre nel segno della velocità

diciotto presenze per Miljenko kovacic con la maglia del brescia e un ritiro precoce a causa delle troppe pressioni


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Ah gli anni ’90, la Serie A e i vari campionati in generale erano pieni di giocatori che adesso farebbero i fenomeni”. Nostalgia, nostalgia canaglia. È vero che la Serie A viveva il suo massimo splendore in quella fase storica, ma l’esterofilia era parte integrante di essa e più di qualche volta si incappava in giocatori realmente improbabili: questa cosa accadde al Brescia che nel 1996 puntò sul centravanti croato Miljenko Kovacic, salvo poi scoprire che le fiches erano finite sul giocatore sbagliato.

In un reportage il croato esprimeva la propria gioia per il passaggio al Brescia (Youtube)

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Con il Brescia in Serie B, arriva nella sessione di novembre nella città lombarda questo talentuoso - a detta di molti - attaccante croato che aveva una caratteristica che spiccava sopra le altre: la velocità. Questa caratteristica lo segnerà per tutto il corso della sua vita. Era il Brescia di Edy Reja subentrato a Lucescu in cui militavano Adani, un giovanissimo Andrea Pirlo e i gemelli Filippini: era una squadra che puntava ad una salvezza tranquilla in Serie B, ma che poi sovvertì tutte le previsioni centrando la promozione, ma non per merito del nuovo arrivato croato. Riesce a segnare due reti nel corso della sua prima stagione in Italia, ma non riesce mai a disputare una partita per intero nelle 16 presenze raccolte nella serie cadetta. Può essere considerato comunque un buon punto di partenza in vista della successiva stagione in Serie A, una stagione in cui deve mostrare il suo carattere e usare a pieno la sua velocità per scardinare le difese avversarie. E poi doveva mantenere le promesse fatte ai tifosi il giorno della presentazione: “Alle parole preferisco i fatti” e fino a questo momento i fatti erano un po’ pochini.

Questo non abbatte sul momento Kovacic che continua a lavorare per farsi trovare pronto, ma il destino vuole che il suo esordio nel massimo campionato italiano arrivi in coincidenza con il momento peggiore del Brescia: il 30 novembre il croato gioca 29 minuti al San Nicola nella sconfitta delle Rondinelle che costerà la panchina a Beppe Materazzi - esonerato il giorno dopo -. Lui personalmente non sfigura, ma paga la cattiva sorte e si accomoderà sempre in panchina: solo a Udine Ferrario lo farà giocare altri 25 minuti in un’altra sconfitta per il Brescia. Sembra che l’universo giri contro questo ragazzo che non è mai in grado di attivare la propria velocità a causa delle brutte prestazione della sua squadra (che retrocederà al termine della stagione) e - come se non bastasse - a minare la mente del ragazzo arrivano le buone prestazioni del connazionale Javorcic - scartato dal Brescia qualche anno prima proprio per far posto a lui -: la mente inizia a non reggere più alle pressioni del calcio italiano e a metà novembre 1998 rescinde il suo contratto. Dirà: “La grinta e l’aggressività da attaccante non mi appartengono più, forse non mi sono mai appartenute” per poi annunciare che si sarebbe ritirato dal calcio per dedicarsi ai campi e alla preghiera: “Diventerò un bravo contadino, arerò i campi e mungerò le mucche”.

Kovacic in azione con il Croazia Zagabria (Youtube)

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A dire il vero qualche altra volta calcherà i terreni di gioco in Slovenia e in Israele, ma la sua vita da professionista fondamento finisce nel novembre ’98. Lo aspetta la campagna e la preghiera, ma il culto di Krishna non toglierà mai a Kovacic il dono della velocità. Ma la velocità toglierà il dono della vita al croato: nell’agosto del 2005, dopo che Kovacic aveva ritrovato se stesso, aveva ritrovato una serenità interiore abbandonando il lavoro di calciatore, ma non il calcio. Si stava ricostruendo una vita serena dopo il divorzio con la moglie Goga da cui ha avuto due figli, ma nell’agosto 2005 la velocità lo ha portato via: in sella alla sua moto, percorrendo una strada nei dintorni di Spalato ha trovato la morte. Un ultimo viaggio per l’attaccante croato noto per la sua velocità e che a causa di questa non è mai stato in grado di esprimersi al meglio preferendo la tranquillità della campagna al frastuono dei campi di calcio.


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