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VIP - Bilica, l'uomo entrato più volte in galera che negli highlights delle partite

l'unica nota positiva della sua carriera è il rigore parato a shevchenko, poi per lui solo guai con la giustizia e una vita "non da atleta"


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Chi ha una buona memoria storica si ricorderà sicuramente di Fabio Bilica: onesto difensore centrale passato per il Venezia, il Brescia, il Palermo e l’Ancona (solo in Italia), ma che ha vestito maglie importanti in ambito internazionale come quelle del Santos, del Gremio e del Fenerbahce. Un difensore da 86 presenze in Serie A i cui highlight sono il rigore parato ad Andriy Shevchenko nel novembre del 1999 e l’abbraccio al connazionale Tuta autore del gol del pareggio in un Venezia-Bari (ma che ne sanno dei biscotti di fine campionato…). Tutto ciò, però, non è che la punta dell’iceberg riguardo la vita tutt’altro che imprescindibile del difensore brasiliano in cui compaiono anche accuse di stupro, corruzione di minorenni, divorzi difficoltosi, incontri di boxe con gli allenatori e leggende metropolitane a suo carico (o forse meglio dire leggenda da autobus vista l’ambientazione).

Fabio Bilica ai tempi del Venezia, qui nella stagione 1999/2000 (Getty Images)

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Facciamo ordine. Bilica arriva in Italia nel lontano 1998 al Venezia di Zamparini, quello allenato da Novellino e dopo il primo periodo di adattamento trova con regolarità il terreno di gioco: di lui si parla come di un futuro titolare della Seleçao viste le numerose presenze collezionate con l’under 20 verdeoro, ma il carattere particolare lo relegano ad un altro destino. Le sue prime apparizioni in Italia, però, sono davvero positive: vittoria contro l’Inter, vittoria contro la Lazio all’esordio da titolare, vittoria contro la Juventus e vittoria contro la Roma. Un curriculum di tutto rispetto per chi a soli 20 anni si affaccia per la prima volta nel campionato più impegnativo del mondo. Tutto questo lo porta alla convocazione da parte del Brasile per le Olimpiadi di Sydney 2000 in una squadra in cui compariva anche un giovane di proprietà del Gremio molto promettente che si chiamava Ronaldo de Assis Moreira: la Seleçao venne eliminata ai quarti dal Camerun, ma non fu quello il punto più basso di quell’anno per il difensore in forza al Venezia. Proprio con l’arrivo del nuovo millennio iniziano i primi guai giudiziari: ancora sotto contratto con la società di Zamparini il nativo di Campina Grande viene arrestato con l’accusa di corruzione di minorenni. 

Uno dei talentuosi compagni di Bilica nella Seleçao olimpica del 2000 (Getty Images)

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Tutto questo non influisce nell’immediato sulla carriera al Venezia tant’è vero che vi rimane fino al 2002 quando venne sancito il suo trasferimento al Palermo. La sua carriera dopo il crimine commesso nel 2000 prosegue liscia dal punto di vista della fedina penale, ma sul campo prende parte a tre retrocessioni - la più fallimentare fu quella dell’Ancona, ma quella è un’altra storia -. Dopo il flop in terra marchigiana decide di tornare in patria dove lo attendevano il Goias e il Gremio, ma ecco che si ripresenta il carattere fumantino: è il novembre del 2004 e sul sito della società brasiliana si legge che il rapporto fra il difensore Fabio Bilica e il club è terminato a causa di comportamenti non consoni del giocatore. Questa bella parafrasi sottendeva ad una lite avvenuta durante un allenamento fra l’ex veneziano e l’allenatore Claudio Duarte con i due che vennero alle mani. Si scoprirà in seguito che quella fu solo la goccia che fece traboccare il vaso dato che in precedenza un dirigente della squadra brasiliana, preoccupatosi per non averlo visto all’allenamento, si precipitò a casa del difensore per venire a scoprire che Bilica “non presentava la condizione di un atleta”. Un’altra bella parafrasi per nascondere i problemi del difensore. 

Se si pensa che questo possa essere il punto più basso della carriera al Gremio di Bilica, vuol dire che non avete ancora capito con chi avete a che fare. Quando il dirigente tirò in ballo la condotta non da atleta del difensore faceva riferimento a qualcosa che esulava dal campo e che sfocia nella cosiddetta leggenda della 'poltrona 36’. La storia è ambientata nell’ultima fila del Trovão Azul (Tuono Blu ossia il pullman del Gremio, ndr) e vede come protagonisti il nostro Bilica e Capone, altro giocatore del club brasiliano. I due - sebbene non si sia mai affermato ufficialmente fossero loro - furono trovati dal vice presidente della società seduti sulla poltrona 36 dell’autobus intenti a praticarsi vicendevolmente un rapporto orale - giusto perché in settimana se ne è tenuta la giornata mondiale -. Il 74enne Dourado, allora vice presidente, rimase giusto un filo sconvolto dalla cosa:

Ho visto delle cose che mai avrei pensato di poter vedere, costoro non meritano di vestire questa maglia”.
Del fatto ne parlò più recentemente l’ex romanista Michel Bastos che provò a definire l’accaduto come un chiacchiericcio, ma nell’intervista rilasciata a ESPN non riuscì a non ridere né sogghignare nemmeno per un secondo facendo capire che questa fosse più di una leggenda. Ma come si suol dire, al peggio non c’è mai fine.

Passano cinque anni, il tempo di riprovare la fortuna in Europa e Bilica torna in galera per non aver corrisposto gli alimenti alla ex moglie e alle figlie, ma siccome si può sempre peggiorare non sarà l’ultima volta che il difensore finirà dietro le sbarre per non aver pagato gli alimenti alle figlie: infatti lo stesso capo di imputazione gli è stato conferito nell’ottobre del 2016. Se però avete capito di che personaggio stiamo parlando una domanda vi sorge spontanea: “Possibile mai che in 7 anni non gli sia capitato qualcosa di brutto?”. Se lo avete fatto, complimenti perché avete capito chi sia Bilica. Esattamente nel 2013, quando militava nell’Elazigspor (squadra del campionato turco) venne accusato di stupro - giusto per non farsi mancare nulla al suo curriculum - da una vicina di casa: il giocatore, riconoscibile dalle immagini della sorveglianza, avrebbe violentato la donna nel parcheggio dell’aeroporto di Recife dopo averle offerto un passaggio in macchina. Il difensore disse che la donna era consenziente in quanto “lei stessa aveva affermato di aver sempre immaginato un luogo come l’aeroporto”, mentre la vittima negò in maniera convinta la versione del giocatore aggiungendo, inoltre, che due amici di Bilica, tentarono di molestare sua figlia 15enne. La situazione poi venne messa sotto silenzio dopo che il giudice chiese un supplemento di indagini per accertarsi della veridicità dei fatti

A fine carriera Bilica andò in Turchia, militando anche nel Fenerbahce (Getty Images)

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Fra un problema con la legge e l’altro Bilica adesso risiede a Paraiba dove dice di trovarsi bene. A prescindere dai problemi con la giustizia, almeno, non ha più a che fare con allenatori che pretendono troppo anche se, sommessamente penserà che forse sarebbe stato meglio rimanere a fare il portiere di riserva al Venezia piuttosto che girovagare fra Europa e Brasile: almeno un futuro come pararigori se lo sarebbe garantito. Sempre che non gli fosse venuto in mente di parare il rigore sbagliato nella partita sbagliata trovandosi ad esultare da solo, o forse solo con Tuta al suo fianco.


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