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VIP - Venezia è bella, ma non ci vivrei: Hiroshi Nanami

Quando il Sol levante impazziva per Perugia-Venezia


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di Marco Maioli

 

Hanno giocato venti minuti in una nebbiosa trasferta a Bergamo di cui nessuno si ricorda. Hanno fatto gol alla Cremonese tanti anni fa, ma poi, a ripensarci bene, forse era stato qualcun altro. Sono VIP (Very Improbable Players), giocatori molto improbabili, calciatori che hanno sfiorato appena il nostro calcio, allontanandosi senza quasi lasciare traccia nella memoria collettiva.

 

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"Sono curioso di giocare al Penzo, mi hanno detto che lo stadio è interamente circondato dall'acqua. Ci arriverò in nave" (H. Nanami)

 

Se Parigi val bene una messa, per Venezia si può rinunciare a parte dello stipendio. Hiroshi Nanami non ha bisogno di denaro nell'estate del 1999: al Jubilo Iwata percepisce l'equivalente di un miliardo di lire a stagione, ma sceglie l'Italia, dove guadagnerà circa 500 milioni all'anno. I soldi, per continuare con i luoghi comuni, non sono tutto nella vita: "Volevo un'esperienza diversa. L'Italia, la serie A, la ribalta internazionale, si tratta della svolta della mia carriera". A ventisette anni potrebbe essere l'ultima possibilità, dopo quel mese di prova al Marsiglia, di sfondare nel vecchio continente: peraltro c'è stato molto tempo per pensarci, perché, dopo che Zamparini lo ha notato ai mondiali di Francia '98, le estenuanti trattative sono andate avanti da settembre a giugno, come Nanami spiega in un albergo di Tokyo a 130 giornalisti e a venti televisioni nel giorno dell'annuncio.

 

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Hiroshi Nanami nel settembre 1997 (Getty Images)

 

Beppe Marotta, direttore generale del Venezia e già appassionato di Giappone (più tardi porterà Yanagisawa alla Sampdoria), trova la formula ideale: "Un anno in prestito, diritto di prelazione del Venezia per le due stagioni successive. Giusto così, il giocatore avrà il tempo di ambientarsi e confermare la scelta". Riscattare il giocatore, eventualmente, costerebbe quattro miliardi. Zamparini mette subito in chiaro che non si tratta di un'operazione commerciale: “A Venezia arrivano 350 mila turisti giapponesi all'anno, mille al giorno, andare oltre sarebbe difficile. Se dall'affare-Nanami nasceranno altre cose, benissimo: intanto, abbiamo preso un bel giocatore".

 

Eppure, nonostante gli sforzi del patron del Venezia di analizzare il nuovo arrivato da un punto di vista squisitamente tecnico, sottolineando come il giapponese non abbia le caratteristiche di Alvaro Recoba e, pur avendo la stessa classe dell'uruguaiano, non possa esserne l'erede, l'interesse del resto del mondo è tutto sull'impatto mediatico che potrà avere questo figlio del direttore di un museo, che ha punti di riferimento come Hagi e Redondo, e che, ancora prima di arrivare a Venezia, può già contare su un Nanami Fans Club nel capoluogo veneto, composto da una decina di compatrioti radunati intorno a un laureato in Storia dell'Arte e a uno scultore da anni residente nel centro storico.

 

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Nanami in azione (Getty Images)

 

Ci si chiede se la città, che già ogni anno riceve 350000 turisti giapponesi, sia in grado di affrontare un aumento dei visitatori nipponici, anche se Tokuro Suzuki, direttore della Miki Travel, tende a escludere che il flusso turistico possa dilatarsi ulteriormente. Ci si chiede anche, sulla scorta di quanto accaduto a Perugia con Nakata, se lo stadio Penzo, con i suoi 13000 posti a sedere, possa bastare a ospitare l'esercito di tifosi in arrivo, domanda cui risponde l'amministratore delegato Enzo Cainero: "Noi puntiamo ad avere almeno 8.500 abbonati. Ci basta tenere la quota destinata ai tifosi ospiti e un'altra scorta per le richieste dell'ultimo momento. Non poniamo limiti agli abbonamenti. È impensabile avere un pacchetto di 1.000-2.000 tagliandi per il mercato giapponese".

 

Una città unica al mondo, in bilico tra due mondi, potrebbe non resistere all'entusiasmo per Hiroshi Nanami. Dal Giappone arrivano la richiesta di 5.000 maglie del Venezia alla Kronos, lo sponsor tecnico del club, e le prime offerte per i diritti televisivi della partite dei Lagunari. L'interesse è tale che il primo giocatore della storia del Venezia a essere introdotto al mondo in un albergo del centro venga presentato per ben due volte, appena arrivato dal Giappone e in attesa di ripartire per disputare la Coppa América in Argentina: accolto da un trentina di tifosi all'aeroporto, viene trascinato in giro per Venezia, tra Piazza San Marco e il Canal Grande, sventolando la maglietta con il 7, ottenuta da Alessandro Dal Canto per l'assonanza in giapponese tra il numero e il diminutivo Nana.

 

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La 7 di Nanami (Getty Images)

 

Firma autografi, filma immagini con una piccola telecamera e consulta un dizionario per memorizzare le prime parole; si spaventa quando i piccioni lo prendono d'assalto e pronuncia una sola frase in italiano: "Sono molto onorato di essere a Venezia". Trasmesso in diretta televisiva in Giappone dall'Hotel Europa & Regina, il che significa che qualche giapponese ha passato almeno una notte della sua vita a guardare Zamparini su uno schermo, deve ripresentarsi alla stampa, date le troppe richieste, anche a Villa Condulmer.

 

Il nuovo arrivato, nel caso servisse, può anche contare sulle buone parole di Totò Schillaci, suo compagno di squadra ai tempi del Jubilo, che tira fuori paragoni fin troppo importanti: "Hiroshi è arrivato in Italia? Ditegli 'Gambate kudasai', lui capirà. Lì in Giappone è uno dei migliori. Fa tutto di sinistro. Le sue specialità sono gli assist: sapeste quanti gol mi ha fatto segnare. E le punizioni, poi: implacabile. Un centrocampista di sinistra: grande carattere, visione di gioco, tecnica. Se ha la palla al piede, non la perde mai. Mi ricorda Giuseppe Giannini, ma sinistro, e con più fantasia".

 

Non resterà famoso come il traduttore di Nakata, ma anche Nanami ha un interprete al suo servizio, il sedicenne nippo-elvetico Fabian Narizuka, iscritto alla terza ragionieri dell'Istituto Astori di Mogliano Veneto, incaricato di seguire il giocatore anche in campo, almeno durante gli allenamenti, e tradurre le indicazioni di Spalletti.

 

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Spalletti prova a comunicare con Nanami (Getty Images)

 

Mentre omaggia i compagni di squadra con la traduzione in ideogrammi dei nomi loro e delle loro fidanzate, Hiroshi Nanami fa un regalo al popolo giapponese spingendolo a seguire da vicino il calcio italiano: dopo aver rotto il ghiaccio con una rete in amichevole ai Monti Pallidi e aver debuttato in campionato con un sinistro che fa tremare l'incrocio dei pali ed evoca paragoni con Recoba, a fine ottobre risolve una partita di Coppa Italia contro il Pescara.

 

Il momento più alto è raggiunto in occasione di Perugia-Venezia, il derby del Sol Levante: circa venti milioni di giapponesi si sintonizzano su Sky PerfecTV! per assistere alla sfida tra Nakata e Nanami, un evento che ha pochi precedenti, un Werder Brema-Arminia Bielefild ormai lontano sedici anni, e che attira sei tv private, decine di giornalisti e centinaia di tifosi al Curi. I giornali riescono a ottenere persino qualche dichiarazione polemica dall'esterno del Venezia: “Nakata? Non ci siamo sentiti, non ho il suo numero di telefono. Crede di non essere giapponese da quando gioca nel campionato italiano, pensa di esser diventato Superman. Io, invece, sono un essere normale. Penso che non gli dirò niente. Non abbiamo nulla da dirci”. La partita finisce 2-1 per il Perugia, ma l'importante è che nelle case di Yokohama e Osaka la gente abbia conosciuto Pedone, Cardone, Pagotto e Daino.

 

Il seguito non è troppo esaltante: nessuno potrebbe dire, in fondo, cose molto brutte su Nanami e sul suo gioco, ma le pagelle sui quotidiani oscillano sempre tra il 5,5 e il 6, i suoi “tocchetti” e le sue “cosettine” scaldano, forse, solo il cuore dei suoi connazionali. Il suo essere tatticamente accorto ma troppo scolastico, specializzato nell'assist ma spesso incerto e leggero fisicamente, come si legge sui giornali dell'epoca, spinge Spalletti a lasciarlo in panchina e a doversi poi giustificare con la stampa nipponica.

 

Fa in tempo a segnare il suo unico gol in Serie A, alla prima giornata del girone di ritorno, Udinese-Venezia 5-2, e poi a sparire lentamente, mentre intorno a lui gli allenatori si susseguono e la squadra sprofonda in Serie B. A fine stagione torna al Jubilo Iwata, dove la gente venera il suo sinistro, deluso ma non troppo dalla sua esperienza italiana: “Ero pieno di fiducia quando sono arrivato in Italia, ma ho avuto problemi con lo stile di gioco differente, con la lingua e con altre cose. Ma quella stagione mi ha aiutato a maturare come giocatore, e penso di essere stato un professionista migliore quando sono tornato in Giappone”.

 

Oggi Hiroshi Nanami allena il Jubilo Iwata. I laghi saranno inclinati e svuotati e i fiumi cambieranno il loro corso prima che Perugia-Venezia torni a essere così interessante. 

 

Fonti: Gazzetta dello Sport, Repubblica, Corriere della Sera, FIFA.com

 

 

 

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